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Ottobre 16, 2020 Off Di jessicaloddo

Sei notti consecutive di bombardamenti.
Il nostro Centro chirurgico per vittime di guerra a Lashkar-gah, in Afghanistan, è saturo. I combattimenti esplosi dopo il tentativo di avanzata dei talebani nella provincia di Helmand non si arrestano.
Abbiamo aggiunto posti letto in emergenza, ma ora stiamo ricoverando solo i pazienti più gravi. Quelli con ferite lievi li indirizziamo verso altri ospedali.
Questo ci scrive Marco, il nostro Coordinatore di programma in Afghanistan.
I combattimenti si erano già intensificati prima di questo nuovo attacco: dall’inizio del mese avevamo già ricevuto circa 200 feriti.
Ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata.
A pagare il prezzo di questa offensiva, come sempre, sono i civili. Intrappolati dal fuoco incrociato, colpiti spesso in modo indiretto da mortai, razzi, granate.
La maggior parte dei pazienti ricoverati riporta ferite complicate, che hanno bisogno di interventi chirurgici complessi e di una lunga degenza.
Le principali strade che collegano la città al resto del paese sono bloccate. Le comunicazioni telefoniche con la zona estremamente difficili. UNAMA, la missione delle Nazioni Unite nel Paese, stima che circa 35.000 persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case.
La distanza tra le speranze sollevate dei negoziati di pace, in corso tra governo e talebani a Doha, e la straziante realtà quotidiana di chi ha visto la propria vita distrutta a causa dei combattimenti è ABISSALE. (Emergency.ong)

📷Mathieu Willcocks